Sunken, un progetto di Pinoni-Lazzarini
Una laurea recentemente conseguita. Una buona dose di entusiasmo. Una grande voglia di mettersi in gioco. Un’innata passione per la propria professione e una visione dell’architettura che non si pone limiti. Questi i presupposti sui quali due giovani architetti, Umberto Pinoni e Paolo Lazzarini, hanno deciso di fondare il loro studio, nato nel febbraio 2010 e situato in centro a Faenza. “Amiamo guardare tutto il mondo dell’architettura: dalla branca dell’urbanistica, alla progettazione, all’interior design e alla cura di ogni singolo dettaglio – afferma l’architetto Pinoni.
Ed è proprio l’attenzione per i dettagli che ha spinto i due giovani professionisti a partecipare e vincere il concorso “Not Ordinary” indetto l’anno scorso da Lux Atelier e da Edilpiù che aveva istituito un bando per la consegna di un prototipo di una maniglia per porte. Così è nata Sunken.

In che modo? “Da un confronto di idee e di disegni, tra noi e l’architetto Federica Firinu, nostra collega, che ha collaborato attivamente alla progettazione –risponde l’architetto Lazzarini – Siamo fermamente convinti che è grazie al confronto tra persone ed esperienze diverse che può scaturire la soluzione vincente. Sunken significa scavo, incavo, e il processo creativo è stato quello di partire da una bacchetta in metallo e renderla accogliente per la mano, con l’obiettivo di dare una risposta ad una necessità coniugando la funzionalità dell’oggetto all’estetica del nostro tempo”.
Continua l’architetto Pinoni: ”C’è stata anche una ricerca verso la dialettica tra gravità e spazio: infatti questa maniglia viene incastrata angolarmente, per creareuna sorta di squilibrio, quasi come se l’oggetto stesse per cadere. Geometricamente, è formata da tre parallelepipedi uno sull’altro: l’occhiello che ha all’interno il meccanismo, il meccanismo stesso e l’elemento parallelepipedo che contiene il gesto e la forma. È una maniglia che si stacca dalla porta e si appropinqua verso la persona che ne farà uso. Si fissa attraverso un perno e s’incastra con la corrispondente dalla parte opposta”.
Le dimensioni sono standard? “No. Di solito le maniglie sono intorno ai dodici centimetri, mentre questa ne misura quindici. Oggigiorno gli standard delle misure sono cambiati, si hanno spesso porte più alte che possono arrivare anche a tre metri di altezza, dunque, un oggetto come questo, entra in rapporto con dimensioni di spazio più grandi. La sua forza sta nel contestualizzare l’ambiente che vive: non lo domina, ma crea una dialettica”.

In quale contesto trova la sua maggiore esaltazione?
“Data la semplicità delle forme –continua l’architetto Lazzarini- credo che possa inserirsi in qualsiasi ambiente: sia in un contesto minimalista e ben definito, sia che possa dare un tocco di essenzialità in uno spazio caratterizzato da elementi opposti di stile ‘700, ‘800 e oltre”.
E se doveste definire la vostra personale visione dell’architettura?
Lazzarini:”Qualche Maestro più esperto di noi diceva che un bravo architetto è figlio del proprio tempo. Penso che fare architettura significhi essere al passo con i tempi e quindi progredire sempre e ciò che oggi è una certezza, domani potrebbe non esserlo più. Occorre una certa forma mentis per mettersi dalla parte della società con umiltà, capirne le esigenze e trasformarla in gesto architettonico”.
Pinoni:”Noi vogliamo dare sfogo al pensiero contemporaneo: una riflessione attuale, sulle problematiche odierne, con delle risposte nostre. Quello che è stato fatto fino a ieri è storia dell’architettura”.
Una ricerca continua, di persone che hanno la curiosità e la voglia di scoprire. Che vogliono dare delle risposte. Guardando il passato, leggendolo in chiave contemporanea e ponendo uno sguardo al futuro.
